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Nuova Norma Uni 10200: Cosa è e criteri di ripartizione spese condominio

Apr 17, 2019 | Contabilizzazione

La nuova norma uni 10200 definisce le regole per una corretta ripartizione delle spese di riscaldamento condominiale. In questo articolo capiamo cosa è e quali sono i criteri di contabilizzazione del riscaldamento condominiale.

Sono passati quasi cinque anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo che impone l’osservanza della norma Uni 10200 per la corretta ripartizione spese riscaldamento.
La scadenza per il recepimento della direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica era previsto per il 31 Dicembre 2016, e poi successivamente rivisto e prorogato al 30 Giugno 2017. 

Ancora oggi però ci sono alcuni condomini che possono essere considerati “non a norma”. In questo articolo trattiamo giuridicamente la norma dalla nascita fino all’ultimo aggiornamento del 2018.

Cos’è la Uni 10200?

La Uni 10200 è una norma tecnica elaborata dal Comitato Termotecnico Italiano (Cti) a seguito della direttiva europea del 2012 volta al raggiungimento del risparmio energetico globale. La norma detta i criteri di contabilizzazione per un corretto riparto spese di riscaldamento e per acqua calda centralizzata sanitaria, per una suddivisione in quota volontaria e involontaria, applicabile a tutti gli edifici condominiali con impianti termici centralizzati.

Uni 10200 testo: sfortunatamente non possiamo fornirvi il testo integrale della norma in quanto può essere distribuita soltanto a pagamento presso l’ente italiano di normazione Uni.

La norma uni 10200 è obbligatoria?
 

Il testo dell’articolo 9 del decreto legislativo 102/2014 (aggiornato dal D.Lgs. 141/2016 e dal D.L. 244/2016) obbliga i condomini ad adottare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione dei consumi individuali, al fine di ottimizzare i consumi, e un sistema di ripartizione delle spese basato sui criteri della normativa Uni 10200, al fine di ridurre gli sprechi energetici.

La norma UNI 10200, poiché è stata esplicitamente inserita all’interno di un atto legislativo, da regolamento volontario è divenuta norma obbligatoria. Il legislatore ha indicato la UNI10200 come la norma di riferimento nella ripartizione delle spese.

Norma uni 10200 ripartizione spese

L’adeguamento alla norma Uni 10200 va interpretato sicuramente come un beneficio che produce un miglioramento, grazie ad una maggiore equità e correttezza del principio di ripartizione.

Il criterio di ripartizione delle spese si basa su un principio elementare ma importantissimo, che viene riportato anche nell’articolo 26, comma 5, della legge 10/1991, secondo il quale ciascuno paga secondo quanto effettivamente consumato. Si tratta di un concetto imprescindibile che non può essere modificato da nessun regolamento condominiale o maggioranza assembleare.

Il criterio di base della Uni 10200 è quello di ripartire il consumo di ogni appartamento in due voci: volontario e involontario.

norma uni 10200

Le criticità della vecchia versione della Uni 10200

La norma Uni 10200 ha subito, nel corso degli anni, diverse variazioni a causa di alcune criticità emerse in fase applicativa.

Precedentemente al 2015 la norma prevedeva un calcolo dei millesimi condominiali del riscaldamento basato sulla quantità di radiatori presenti nell’appartamento e sulle loro dimensioni.

Dopo il 2015 questo concetto di potenza del radiatore è stato superato per dare maggiore spazio all’idea del “fabbisogno di calore” di ogni immobile. Gli appartamenti che “sprecano” di più, cioè disperdendo più calore, hanno un valore millesimale più alto.

Anche questa versione però ha riscontrato alcune inesattezze nell’applicazione pratica. Nei condomini non isolati costruiti negli anni ottanta o novanta, spesso le unità immobiliari che avevano una posizione planimetrica svantaggiata (attici o piani terra) erano penalizzati dalle inefficienze energetiche dell’intero condominio.

Nuova norma uni 10200: cosa cambia

Queste criticità hanno portato ad una riscrittura totale della UNI 10200. Ad ottobre del 2018 è stata pubblicata la revisione della norma Uni 10200.

La nuova versione del 2018 ha introdotto 6 punti essenziali:

  1. Ripartizione delle spese del riscaldamento secondo dei principi più corretti;
  2. Inserimento dei criteri per la ripartizione delle spese del raffrescamento estivo;
  3. Definizione della procedura di calcolo nel caso di appartamenti con uso discontinuo;
  4. Criteri di calcolo per la divisione delle spese del riscaldamento in appartamenti con strutture impiantistiche particolari;
  5. Obbligo di diagnosi energetica del condominio;
  6. Identificazione di 4 livelli per il calcolo della potenza dei radiatori.

Procedura di calcolo nel caso di appartamenti con uso discontinuo

Per assolvere al 3 punto, ovvero immobili poco abitati o con impianto autonomo, con l’aggiornamento del 2018 si è introdotto un coefficiente chiamato “fattore d’uso” che permette di correggere il consumo involontario nel caso in cui l’utilizzo è stato saltuario. Tale fattore incide in modo inversamente proporzionale, meno è abitato l’appartamento maggiore è l’incidenza della quota involontaria. Inoltre, tale coefficiente non si calcola sul fabbisogno ideale di energia ma sul quantitativo effettivamente erogato.

Obbligo di diagnosi energetica del condominio

Per quanto riguarda la diagnosi energetica del condominio, è stato introdotto l’obbligo con l’aggiornamento del 2018. La ripartizione del consumo invariabile avviene a seguito di una diagnosi energetica effettuata dal sopralluogo di un esperto. Questa verifica ha lo scopo di valutare le caratteristiche termiche della struttura e degli impianti.

Calcolo della potenza dei radiatori

I livelli citati al punto 6 per il calcolo della potenza dei radiatori sono 4:

  • La potenza termica si calcola in base alla UNI EN 442-2;
  • Per i radiatori installati prima dell’entrata in vigore della norma, si osserva qualsiasi norma tecnica nazionale (Uni o altra);
  • Se il radiatore non rientra nelle norme nazionali, la potenza è determinata da organi qualificati;
  • Quando non è possibile osservare nessuno dei livelli precedenti, per la potenza termica si utilizza un metodo di calcolo che sia stato sperimentato.
norma uni 10200

Approvazione dell’assemblea  e maggioranze

Per l’approvazione del criterio di riparto e della tabella Uni è necessaria la maggioranza dei partecipanti all’assemblea purché rappresentino almeno i 500 millesimi articolo 26, comma 5, legge 10/1991:

Per le innovazioni relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato, l’assemblea di condominio decide a maggioranza in deroga agli articoli 1120 e 1136 del codice civile“. 

L’articolo 1137 del cc, poi, assegna a ciascun condomino la capacità di contestazione della delibera approvata. Se è presente la diagnosi di un tecnico abilitato, articolo 26, comma 2, della Legge 10/1991, è sufficiente la maggioranza dei presenti che copra i 333 millesimi. Per millesimi si intende quelli di proprietà.

Esiste poi un secondo orientamento che, partendo dall’inderogabilità della norma, non richiede nessuna delibera, l’assemblea voterà attraverso la maggioranza semplice il tecnico incaricato alla compilazione del documento relativo al fabbisogno termico di ciascun appartamento.

Esenzioni dall’applicazione della Uni 10200

I casi di esenzione dall’applicazione della Uni 10200 possono essere:

  1. Se il fabbisogno termico per il riscaldamento tra un appartamento e l’altro del condominio si differenzia per un valore maggiore al 50% (dato che deve essere comprovato da una relazione tecnica), l’assemblea può decidere di non osservare le norme UNI 10200 e ripartire le spese con una percentuale stabilita (un valore maggiore o uguale al 70% per la quota volontaria e la restante parte come quota fissa riscaldamento).
  2. Negli edifici polifunzionali o nei condomini che in data precedente a quella d’entrata in vigore del decreto legislativo 102/2014, avevano già previsto un sistema di contabilizzazione e divisione delle spese di riscaldamento.
  3. Nei casi un cui un’approvata perizia tecnica, e un conseguente consenso assembleare, stabilisca che esista un altro sistema di riqualificazione più conveniente rispetto a quanto conseguibile con il sistema di contabilizzazione.

 

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