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Uni 10200: calcolo dei consumi involontari del riscaldamento

Apr 3, 2019 | Contabilizzazione

Abbiamo già accennato precedentemente ai consumi involontari, ovvero quei consumi indipendenti dalle nostre attività ma derivanti dalle dispersioni di calore dell’impianto di riscaldamento. In questo articolo andiamo a definire le caratteristiche e come calcolarli.

Cosa sono i consumi involontari?

I consumi involontari sono quei costi sostenuti a causa della dispersione di calore in un impianto di riscaldamento centralizzato. Si chiamano involontari perché non dipendono dal consumo energetico specifico di ogni singola unità immobiliare.

Spesso si utilizza il termine di “costi fissi” proprio per la loro caratteristica di restare invariati e costanti al variare dei consumi effettivi, almeno che non vi siano modifiche contrattuali. Gli oneri per i consumi involontari vengono pagati da tutti, anche da quelli che nel corso del periodo di riferimento non hanno generato alcun consumo. Stessa regola per tutti coloro che si sono staccati dell’impianto centralizzato e si forniscono di un impianto autonomo.

Il peso dei consumi involontari sui consumi totali varia molto in base alla tipologia di impianto. Nel caso del gas metano l’impatto è ridotto mentre si aggira attorno al 40% nei sistemi di teleriscaldamento. Un importante onere per coloro che non consumano per mancanza di utilizzo dell’edificio.

consumi involontari

Calcolo dei consumi involontari

Il calcolo del prelievo involontario fino a questo momento è stato determinato considerando una quota fissa, ovvero una percentuale costante calcolata in proporzione al consumo e stabile nel tempo.
Dopo l’entrata in vigore della UNI 10200 la quota di consumo involontario viene stabilita in due modi:

  • Se è possibile misurarla attraverso degli strumenti, viene semplicemente individuato il valore derivante dalla misura;
  • Se non è possibile misurarla, si determina attraverso una quota fissa espressa in kWh non dipendente dai consumi, o si calcola in fase di progetto termotecnico.

I consumi involontari, abbreviati anche dalla sigla Qinv,cli, una volta calcolati vengono ripartiti in base alle tabelle millesimali del riscaldamento. Il calcolo dei consumi involontari varia in base alla tipologia di impianto di riscaldamento.

Impianto a zone: calcolo dei consumi involontari

Un impianto di distribuzione orizzontale a zone prevede l’istallazione di un contacalorie generale installato sulla centrale dell’impianto termico, e un contacalorie divisionale che viene collocato in ogni appartamento.
In questo tipo di modello le dispersioni involontarie vengono calcolate come differenza tra la somma ottenuta da tutti i divisionali (SQi) e il generale in centrale termica (Qcli).
SQi= Q1+Q2+Q3…Qn
Qcli= Gcli x PCI x η, dove Gcli rappresenta il consumo del combustibile per il riscaldamento, PCI identifica il potere calorifero del combustibile e η il rendimento medio stagionale della caldaia.
In sintesi, quindi il valore dei consumi involontari da ripartire in base alle tabelle millesimali in un impianto a zone è dato da:
Qinv,cli= Qcli – SQi KWh

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Impianto a colonne montanti: calcolo consumi involontari

Un impianto a distribuzione verticale prevede l’installazione di un contacalorie generale in centrale e tanti ripartitori quanti sono i radiatori. In questo caso il calcolo dei consumi involontari del riscaldamento può avvenire tramite due metodi:

  1. Analitico: le dispersioni delle colonne vengono stabilite da un calcolo termotecnico;
  2. Semplificato: viene utilizzato un valore determinato dal prodotto tra un coefficiente, che dipende dalla tipologia dell’impianto, e il fabbisogno ideale di energia termica utile dell’edificio.

In questo caso il calcolo del consumo involontario non può essere fatto anno per anno ma la sua misura si determina da un procedimento di calcolo.
La sintesi del calcolo dei consumi è data da:
Qinv,cli = Qh,id,cli x Kinv KWh dove:
Qh,id,cli rappresenta il fabbisogno ideale di energia termica utile dell’edificio per il riscaldamento invernale continuo durante la stagione calcolato secondo le norme UNI/TS 11300 parte 1 e 2.
Kinv = frazione del fabbisogno di calore dispersa dalla rete dei tubi fra caldaia e radiatori (determinato prospetticamente dalle UNI 10200 in base alla tipologia dell’impianto).

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